IL CALAMAIO E GRUPPO ELETTROGENO AL FESTIVAL DELLE ABILITA’ DI MILANO

Giovedì 21 settembre ci sarà anche il Progetto Calamaio insieme a Gruppo Elettrogeno al Festival delle Abilità di Milano con il laboratorio di teatro “Whishing”, dalle ore 10 alle ore 17 alla Biblioteca Chiesa Rossa –Parco Amici della Biblioteca Chiesa Rossa (via S. Domenica Savio 3, MI).

Un laboratorio intensivo, a cura di Martina Palmieri, regista di Gruppo Elettrogeno e i performer della compagnia. Al centro del lavoro proposto: l’affettività, la sessualità, la percezione di ciò che il corpo sprigiona dentro il desiderio.

Il workshop intende così sviluppare e promuovere l’identità artistica e sociale di ogni partecipante e nasce in continuità con il lavoro svolto nell’ambito del progetto “𝑨 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒐” in collaborazione con progetto Calamaio.

IL LABORATORIO SI RIVOLGE A:

Max di 20 persone, con disabilità e non, anche alla prima esperienza di teatro

Età superiore ai quattordici anni

Presente anche un interprete LIS

Durata dalle ore 10.00 alle ore 17.00, con pausa pranzo dalle 13.00 alle 14.00.

𝐍𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐨𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 a: 𝐜.𝐛𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚𝐫𝐨𝐬𝐬𝐚@𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞.𝐦𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨.𝐢𝐭

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Il workshop si inserisce anche nel progetto europeo “Art for Social Inclusion”, in partenza da lunedì 18 settembre: proposte online e in presenza per incoraggiare la creazione artistica come strumento per migliorare la qualità della vita di persone con diverse fragilità.

Info e iscrizioni sul sito Fondazione Mantovani Castorina Onlus.

ESERCIZI DI DEMOCRAZIA PER BIBLIOTECARI/E

È in partenza lunedì 25 settembre “Un esercizio di democrazia. L’accessibilità del
libro e della lettura”, un percorso gratuito di formazione sui temi dell’accessibilità
culturale curato dal Centro Documentazione Handicap e rivolto in particolare rivolto in particolare ai bibliotecari della Regione Emilia-Romagna

Il percorso si compone di 24 ore complessive fino al 4 dicembre 2023, così divise:
• 6 incontri online di 2 ore ciascuno, a lunedì alterni dalle 15 alle 17
4 unità di FAD – Formazione a distanza, riconosciute per 3 ore ciascuna, con materiali di approfondimento ed esercitazioni (senza valutazione) per collegare i temi alla propria esperienza professionale

Tra i temi trattati, l’accessibilità di luoghi e occasioni di lettura, le biblioteche e i contesti di lettura inclusivi, la scrittura Easy to Read, le risorse disponibili intorno al “libro accessibile” anche alla luce dell’evoluzione del mondo editoriale e culturale.

A supportare i partecipanti per l’intero percorso sarà una figura di tutor.

Al termine del percorso verrà somministrato un questionario di gradimento del percorso formativo, che permetta anche di far emergere ulteriori necessità formative su cui proporre in futuro percorsi di approfondimento.

Il percorso formativo è realizzato nell’ambito delle attività previste dalla convenzione L.R. 18/2000 tra Centro Documentazione Handicap e Regione Emilia-Romagna per l’ampliamento dell’organizzazione bibliotecaria e archivistica per il biennio 2022-2023.

I 20 posti a disposizione sono già esauriti.

Per ogni informazione sulle prossime proposte formative è possibile scrivere a
biblioteca@accaparlante.it.

Via Pirandello 24, 40127 Bologna
Tel. 051.6415005
Cell. 349.2481002
www.accaparlante.it

 

EDUCARE ALLA DEMOCRAZIA ATTRAVERSO LETTURA E CULTURA ACCESSIBILI

Torniamo a parlare di accessibilità alla cultura, al libro e alla lettura attraverso un doppio ciclo di formazioni on line che tra settembre e dicembre 2023 si rivolgerà a insegnanti, docenti di sostegno, educatori, ma anche bibliotecari amministratori e decisori pubblici, dall’Emilia-Romagna alla Puglia.

Un esercizio di democrazia. L’accessibilità del libro e della lettura, a cura di Centro Documentazione Handicap con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, è un percorso formativo della durata complessiva di 24 ore che potrà essere seguito in modalità on line da lunedì 25 settembre a lunedì 4 dicembre 2023.

Il percorso si propone di: approfondire il concetto di accessibilità culturale e alle biblioteche; studiare l’accessibilità del libro attraverso la diversificazione dei supporti e dei modi narrativi; ampliare la conoscenza delle risorse disponibili intorno al “libro accessibile” anche alla luce delle novità e delle linee di azioni presenti oggi nel mondo editoriale e culturale.

Il corso si compone di 6 incontri on line di 2h ciascuno, condotti da esperti del settore, e 4 unità formative a distanza (FAD), contenenti materiali mirati ed esercitazioni.

Tra i DOCENTI:

  • Annalisa Brunelli, responsabile della biblioteca CDH, Cooperativa Accaparlante
  • Giovanna Di Pasquale, pedagogista, Cooperativa Accaparlante
  • Elena Corniglia, Responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile “Vietato Non Sfogliare”, AREA Onlus Torino
  • Marco Muscogiuri, architetto, Alterstudio Partners
  • Fabio Venuda, professore associato di Bibliografia e Biblioteconomia Università degli Studi Statale di Milano
  • Nicola Rabbi, giornalista, Cooperativa Accaparlante
  • Belen Sotelo Fernandez, educatrice, responsabile del progetto Storie per tutti, Cooperativa Accaparlante

TUTOR:

  • Belen Sotelo Fernandez, educatrice, responsabile del progetto Storie

QUI ulteriori info sul programma e sui singoli corsi.

Per iscriversi occorre mandare una mail a: biblioteca@accaparlante.it entro venerdì 15 settembre 2023, indicando il proprio nome, cognome, la sede di lavoro e un contatto telefonico.

Si prega nell’oggetto di indicare: “Richiesta partecipazione al corso su lettura e libri accessibili”.

L’iscrizione al corso viene validata dall’invio di una successiva mail di conferma.

Lettura e cultura accessibili è invece il percorso di formazione e incontri realizzato con il sostegno del MiC – PNRR Cultura all’interno del Progetto “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive della biblioteca e degli archivi della Fondazione Di Vagno”.

Il corso di formazione è stato pensato per preparare e formare chi si occupa di lettura e cultura per consentire a ogni persona di poter leggere e accedere alla lettura di un testo in autonomia e in modi differenti. Il fine è quello di promuovere, stimolare, far conoscere e irrobustire una rete di competenze specifiche sulla lettura accessibile, connettendo biblioteche pubbliche, private, scolastiche, associazioni e librerie.

In collaborazione con la casa editrice La Meridiana anche la Coop. Accaparlante e il CDH hanno già partecipato alla formazione on line “Biblioteche e accessibilità” a cura di Giovanna Di Pasquale (presidente Coop. Accaparlante) e Annalisa Brunelli (bibliotecaria), mentre il prossimo giovedì 14 settembre è prevista la formazione on line “Comunicare il lavoro della Biblioteca in modo accessibile con l’ETR (Easy to read), dalle ore 15:00 alle ore 18:00 a cura di Nicola Rabbi (giornalista, formatore, esperto di ETR).

 

 

 

 

La mia “non visita” ad Auschwitz

Ci sono luoghi nel mondo che ho sempre sentito come un dovere morale andare a visitare, o quantomeno commemorare.
Da tantissimi anni volevo recarmi ad Auschwitz, ma non sapevo mai come fare. Andare fino a Cracovia (la città più vicina) in aereo poteva essere semplice, ma poi non avrei trovato pullman accessibili per andare verso Oświęcim, che sta a un’ora abbondante da Cracovia. Andare a Cracovia in auto, per avere poi l’auto per spostarsi verso Auschwitz era la scelta migliore, ma per andare a Cracovia con la propria auto dall’Italia sono due giorni di viaggio, che diventano quattro tra andare e tornare (ricordo ai più che in Europa non trovo auto a noleggio con adattamenti al volante per disabili). Quindi bisognava prevedere un viaggio un po’ lungo, più un’intera giornata per Auschwitz.
Nel sito internet ufficiale del Museo Statale di Auschwitz era anche segnato che noleggiavano una carrozzina perché il campo (che poi sono due, uno è Birkenau, detto Auschwitz II, a qualche chilometro da Auschwitz I) era ovviamente immenso e per chi aveva difficoltà motorie erano distanze troppo grandi. Solo che io, abituata a farmi dei megaviaggi da sola, nemmeno con una carrozzina a noleggio sarei riuscita a spingermi, causa malattia muscolare dalla nascita. Quindi: per visitare Auschwitz avrei comunque avuto bisogno di qualche amico/a con me, di una carrozzina, di un’auto e di parecchi giorni a disposizione.
Questo 2023 è stato finalmente l’anno giusto. Ora possiedo già una mia carrozzina senza bisogno di noleggiarla, per svariate vicende di salute del 2022… Non posso, almeno per ora, rimettermi in viaggio da sola, quindi avevo programmato un viaggio verso Cracovia con un’amica e ovviamente con la mia auto. Avevamo pertanto tutto il necessario – da casa – e ho ricontrollato il sito ufficiale del Museo Statale di Auschwitz.
Ci tengo molto alla parola “Museo”, perché mentre Birkenau è ancora quello che era, Auschwitz è stato volutamente trasformato in museo e ormai – nel 2023 – tutti i Musei Statali del mondo sono accessibili alle persone con disabilità; insomma è proprio un’eccezione trovare un museo non accessibile.

Leggo nel sito che chi ha una difficoltà motoria «potrebbe comunque incontrare delle difficoltà», potrebbe, altra parola cui tengo molto. Spiegano nel sito che hanno scelto di non adattare un luogo come Auschwitz, per mantenere l’originalità del posto.
Lì per lì concordo con la loro scelta; insomma, chiariamoci: non mi aspetto che tutto il mondo diventi accessibile ai disabili, so che ci sono dei luoghi che non si possono modificare, non mi aspettavo certo che ad Auschwitz sarei ad esempio riuscita ad entrare nei dormitori, o nei bagni, o nelle prigioni. Insomma, si mette in conto che non tutto sarà visitabile. Per altro ero già stata in visita a un campo di concentramento, la Risiera di San Sabba a Trieste, dove nel relativo sito era segnato che in quasi tutte le stanze era stata messa una rampa tranne che in due. Tra l’altro la Risiera di San Sabba fu un’esperienza davvero toccante, il campo è minuscolo rispetto ad Auschwitz, ma ti fa entrare veramente in empatia con quello che è successo. Anzi, non capisco perché non ci vadano tutte le scuole d’Italia in gita, ma vabbè.

Tornando al sito di Auschwitz, vi era scritto che si potevano forse incontrare delle difficoltà nei vialetti e in «qualche blocco» dove c’erano «alcuni gradini». Se mi dici «qualche» significa non in tutti. Se mi dici che ogni tanto potresti incontrare dei gradini, ma non mi parli di vere e proprie scale, io penso che tutto sommato qualche gradino con una carrozzina manuale si riesca anche a fare. Inoltre era segnato che era obbligatorio prenotare, sia per la visita guidata sia per l’entrata in solitaria. La visita guidata costava 20 euro per la persona “normodotata” e 18 euro per il disabile, quindi – di solito – quando lo scarto economico è così esiguo, significa che la persona con disabilità può fare quasi tutto. La visita individuale invece era gratuita, però facevano entrare solo dopo le 17, ed entrambi i campi chiudono alle 19, e tra un campo e l’altro bisogna spostarsi in auto o con le navette; quindi, insomma, meno di due ore a disposizione per campi enormi erano veramente poche. Scegliamo perciò la visita guidata.
I gruppi, nelle varie lingue, dovevano partire ogni quarto d’ora. Ad esempio: alle 14 partiva il gruppo in inglese, alle 14.15 quello in francese, alle 14.30 quello in polacco e così via, apparentemente, quindi, con un senso logico, in modo che i gruppi stessi non si trovassero insieme negli stessi luoghi negli stessi minuti. Il gruppo italiano era già pieno, decidiamo quindi di prenotare quello francese in modo che io potessi seguire e poi tradurre per la mia amica, ed eventualmente comunicare con la guida per tutte le eventuali esigenze con la carrozzina.
Pago tutto online e mi arrivano sulla mail i biglietti da scansionare all’ingresso, dove mi dicono che faranno anche il controllo dei documenti perché il nome sui biglietti non può essere più cambiato con un’altra persona. Comunicano anche la grandezza delle borse ammesse, tipo Ryanair (se non hai la borsa della dimensione giusta, ci sono i loro armadietti a pagamento).

Arriviamo ad Auschwitz con sentimenti che non sapevamo descrivere, eravamo preoccupate di uscire dalla visita completamente afflitte. In realtà, ci aspettavamo anche di uscire con afflizione, depressione, tristezza, ansia per quello che era successo in quei luoghi. Insomma, è inutile negarlo: Auschwitz ha su di sé anche tutta una simbologia, e le aspettative emotive sono alte.
Arriviamo e vedo i posti per i disabili, ma mi fermano e mi dicono che si paga. Spiego che sono una persona con disabilità e che mi muovo in carrozzina, ma dicono «ok i posti son quelli ma si paga». Vabbè paghiamo il parcheggio. Chiariamoci, non è per i soldi, è che quello – eravamo ancora inconsapevoli – era solo il primo indizio del fatto che Auschwitz è oggi trattato da chi lo gestisce come una “macchina da soldi”, punto e basta. Ma ancora non avevamo capito.
Arriviamo all’ingresso e mi accorgo che c’era una quantità letteralmente disumana di gente che non aveva prenotato, ma che stava facendo il biglietto. Quindi poteva entrare anche senza prenotazione, mentre nel sito era scritto di no. Erano le due del pomeriggio, ma pur di farli pagare non hanno detto alla massa disumana «tornate alle 17 che apriamo ai singoli». No, hanno detto loro: «Potete entrare anche ora, pagando». Il problema è che i gruppi erano già pieni, ma cosa hanno fatto? Hanno aggiunto altri gruppi in tutte le lingue che non erano previsti nel sito.
Passiamo i controlli di sicurezza, che neanche in aeroporto a Sydney sono così severi, e mi appare un tabellone dove è segnato che alle 14.15 – nostro orario con il gruppo francese – partono ben sette gruppi in contemporanea di tutte le lingue, compreso un gruppo in italiano che nel sito non c’era. Comincio a dire con la mia amica che c’è qualcosa che non va, perché in nessun museo del mondo i gruppi partono insieme. Soprattutto non sette gruppi di una ventina di persone ognuno!
Arriva la guida francese, che poi scopriamo essere polacca, come anche le altre guide: sono semplicemente polacchi che sanno bene una delle lingue europee e questo lo sottolineo perché poi la spiegazione in italiano viene fatta con cadenza polacca, quindi senza nessun pathos per come siamo abituati noi, ma pazienza. La guida in francese mi chiede subito se posso alzarmi in piedi e fare delle scale… Le dico «scusi come scale, quante scale??? Nel sito si parla di gradini… e qualche gradino eventualmente si riesce a fare se mi date una mano». Lei mi dice «no no, se non fai le scale son problemi seri», al che si insospettisce e mi chiede che lingua parliamo; le spiego che in realtà siamo italiane, che la mia amica non parla francese, ma che nel sito il gruppo italiano era già pieno. Lei mi dice «vado a chiedere al gruppo italiano che parte ora se vi prende», poi torna a dire che ci prende e noi sinceramente eravamo tutte contente. Ma inizia il delirio. Perché i gruppi stanno partendo, bisogna oltrepassare un tornello dove la carrozzina non passa e riscannerizzare il biglietto al tornello, ma poi io devo tornare indietro perché l’ascensore (la visita parte dal piano interrato) sta da un’altra parte, ma per aprire l’ascensore bisogna prima chiamare qualcuno che abbia le chiavi. Tutto questo in tre secondi mentre sette gruppi stanno partendo. Sorvolo sull’ansia e la fatica, ma ci ricongiungiamo col gruppo italiano.
Arriviamo al famoso cancello, quello con la famigerata scritta Arbeit Macht Frei, “il lavoro rende liberi”, ma ci dicono che non possiamo fermarci perché arrivano gli altri gruppi. Improvvisamente, dopo il cancello, scopriamo che il terreno di Auschwitz I è totalmente impraticabile con una carrozzina. Cominciamo ad incagliarci con le ruote dappertutto, ci viene il panico, perdiamo il gruppo, veniamo inglobate da quello polacco, io comincio a dire con la mia amica «senti, ormai ci hanno fatte entrare, continuiamo la visita da sole e facciamo quello che riusciamo, altrimenti torniamo indietro, oppure io ti aspetto qui dal famoso cancello che non abbiamo praticamente né visto né vissuto emotivamente e tu ti fai un giro da sola senza di me». La mia amica mi fa giustamente notare che dobbiamo trovare l’uscita di un campo gigante e siamo senza mappa avendo prenotato una visita guidata.
Ritroviamo il gruppo con fatica e panico, ma più passa il tempo più scopriamo che tutti i blocchi di Auschwitz visitabili quel giorno (non so se in alcune visite cambia qualcosa durante i mesi dell’anno) hanno tanti gradini per entraresenza appoggi, e poi due o tre piani di scale all’interno, con scale stretteripide e gradini consumati. Scopro già dal primo blocco, dove vengo “parcheggiata fuori”, che quando il gruppo entra nel blocco io non sento più la spiegazione nelle cuffiette che ci avevano dato. Quindi non solo non sono riuscita ad entrare da nessuna parte, ma non ho neppure sentito la spiegazione. Tutto questo ovviamente per 18 euro più parcheggio, che non è per i soldi, sia ben chiaro. Bastava però essere onesti nel sito fin da subito: «Qua le persone in carrozzina non ci possono venire». Punto. Va bene. Organizzavamo quella giornata in un altro modo. Bastava dircelo.

Ma la cosa più triste di tutte, quella che mi ha veramente depressa, è che anche le teche da museo, quelle con dentro ad esempio le scarpe, o le valigie, o gli occhiali da vista che venivano tolti alla povera gente che entrava lì, erano agli svariati piani dei blocchi.
Ripeto: mi aspettavo di non potere entrare dove dormivano, ma gli oggetti puoi anche posizionarli in un luogo accessibile, in fin dei conti lo dici tu che Auschwitz l’hai trasformato in un museo, gli oggetti da museo almeno fammeli vedere. Anche per i “normodotati”, però, la faccenda è stata molto ma molto complessa e molto ma molto deludente. Perché sette gruppi in spazi stretti sono un incubo per chiunque. Nessuno ha visto nulla, sentito nulla, potuto pensare a nulla. Era tutto un urlare delle guide «state di qua, state di là, spostatevi che devono passare gli altri».
Nel nostro gruppo una ragazza dentro un blocco è svenuta perché era una giornata molto calda e c’era troppa gente. La nostra guida ha intimato di uscire perché dovevano passare gli altri gruppi, ha quasi aggredito i genitori dicendo che per loro la visita finiva lì, ha mandato il padre da solo a cercare l’uscita perché bisognava restituire quelle maledette cuffiette, mentre la madre aspettava l’ambulanza con la figlia svenuta per terra e circondata da guardie polacche. Perché poi la guida italiana doveva proseguire il tour, mica stare con la poveraccia ad aiutare nella traduzione. Con il padre che vagava sperduto da solo e senza mappa. A un certo punto del percorso, uno del nostro gruppo ha avuto pietà di me e della mia amica e ci ha dato una mano a spingere la carrozzina, era un uomo alto e forzuto, ma faceva fatica anche lui e la carrozzina continuava a incastrarsi ovunque.

A un certo punto mi accorgo però che la ruota davanti sta cedendo e si sta rompendo: di nuovo il puro panico. Sì, perché mentre per la “gente comune” la carrozzina è un ausilio di costrizione («quello lì è costretto a vivere su una carrozzina») per chi è disabile la carrozzina è un grandissimo ausilio di libertà. Come sarei tornata all’auto e in stanza in hotel senza una carrozzina? Come avremmo potuto continuare il viaggio e visitare Cracovia? Sinceramente la mia preoccupazione cresceva, e poi mi dispiaceva anche per questo signore che per aiutare me rimaneva indietro.
La carrozzina, in questa nuova vita che ho, è il bene più prezioso che io abbia. Che poi, ora che siamo riuscite ad uscire da Auschwitz I, ci siamo confrontate, abbiamo riguardato le misere foto che siamo riuscite a fare senza il tempo necessario, ci siamo rese conto che forse alcune cose potevano anche essere leggermente visitabili, magari facendo entrare la persona con disabilità dall’uscita del blocco anziché dall’entrata, ma tutto questo con la folla e quella modalità “nazista” di fare (sì, lo dico, è politicamente scorretto, lo so) non è stato possibile. Poi meno male che abbiamo fatto il tour in italiano, almeno la mia amica ha sentito qualcosa, perché io da fuori non sentivo nulla e non avrei nemmeno potuto tradurle dal francese.

Poi la visita ad Auschwitz I finisce, con somma gioia di tutti i partecipanti. La guida però ci aspettava alle navette, per andare a Birkenau, Auschwitz II. Le abbiamo detto che per noi finiva lì. Lei ha detto «Dovete restituire le cuffiette!». Con calma siamo tornate alla macchina, ci siamo spostate a Birkenau in auto, dove non si paga il parcheggio, all’ingresso non ti chiedono il biglietto, non ci sono controlli, si entra e basta.
Birkenau è bellissimo. Lo so, è tremendo dire che un campo di concentramento dove si sono compiuti gli orrori della storia è bellissimo. Ma a Birkenau si respira, il luogo è talmente vasto che i gruppi si disperdono. A Birkenau i viali di accesso si riescono a fare anche con la carrozzina, per quanto siano quelli originali e non li abbiano modificati. Abbiamo incontrato tante persone di gruppi di altre lingue che si erano spostati a Birkenau da soli, mandando a quel paese la visita guidata. Abbiamo incontrato anche il signore che ci ha aiutate, ma lui era ancora intenzionato a seguire il gruppo solo che – nonostante fosse in forma e normodotato – aveva perso la nostra guida. Guida che in effetti dentro Birkenau non abbiamo mai visto, chissà che fine avrà fatto, sarà andata via perché con noi continuava a dire che aveva un gran caldo.

Qualche consiglio spassionato
Persone con disabilità: rinunciate, state a casa! A meno che non siate dotati di carri armati e di robusti e numerosi accompagnatori, non potrete mai fare i vialetti di Auschwitz I, e se anche li farete, non entrerete da nessuna parte. Oppure andate direttamente a Birkenau, in fin dei conti la classica foto “da film” si fa lì.
“Normodotati”: prenotate il tour individuale dopo le 17. Avrete poco tempo ma tutto sommato meglio del tempo che abbiamo avuto noi. Dalle 17, poi, spariscono i gruppi, quindi ci sarà tanta gente ma non così. Anzi, visto che a Birkenau non ci sono controlli, prima delle 17 andate lì, poi andate ad Auschwitz I, due ore vi basteranno e forse riuscirete a provare quello che a noi è mancato.
Nota bene: per “normodotati” intendo persone con corpi performanti, perché già persone ad esempio obese o camminanti con un bastone avranno serissime difficoltà.
Nota bene ancora: l’unica cosa che mi “consola” della mia non visita ad Auschwitz I, è che non ci sarei mai riuscita nemmeno nella mia vita precedente.

Ma Auschwitz dovrebbe essere adattato?
Prima di vederlo (o non vederlo) di persona pensavo di no. E ancora oggi una parte di me pensa di no. Cioè io la comprendo la voglia di mantenere un luogo del genere uguale uguale a com’era. Ma poi più passa il tempo e più mi vengono in mente delle soluzioni non invasive del paesaggio o delle strutture, certo non per fare piani di scale, ma almeno per fare i gradini di ingresso ai singoli blocchi.
Perché si dovrebbe privare una persona con disabilità di fruire di un luogo della storia così denso di significati? Le persone con disabilità, in quel periodo di storia in cui Auschwitz era attivo, neanche ci arrivavano ad Auschwitz. Venivano eliminate prima. Perché dovremmo “eliminarle” di nuovo?

Per chi poi se lo stesse chiedendo, la ruota della carrozzina ha retto per tutto il viaggio, peggiorando di giorno in giorno, per rompersi definitivamente a Bologna appena tornate.

Torna Lettori alla Pari: la fiera del libro accessibile alla sua seconda edizione

Da giovedì 22 a sabato 24 giugno torna la fiera “Lettori alla Pari” dedicata all’accessibilità alla lettura e alla cultura, organizzata da edizioni la meridiana. Questa seconda edizione ha come sede principale Terlizzi (BA), con alcuni appuntamenti a Ruvo di Puglia e Corato.

Lettori alla Pari vuole promuovere, stimolare e far conoscere un’editoria di qualità già attenta e orientata alla pubblicazione di libri accessibili, connettendo biblioteche pubbliche, private, scolastiche, associazioni, librerie e coinvolgendo, con diverse attività in programma, tutti coloro che hanno voglia di leggere e far leggere: bambini, genitori, insegnanti, librai, autori, illustratori, bibliotecari, giornalisti, docenti di sostegno, educatori ma anche amministratori e decisori pubblici. Protagonisti alla pari del progetto sono anche i lettori con disabilità, chiamati in prima persona a collaborare per la costruzione di un progetto affine alle loro esigenze.

Come Centro Documentazione Handicap e Coop. Accaparlante parteciperemo a queste iniziative del programma:

Giovedì 22 giugno

  • ore 10: “Politiche pubbliche per l’accessibilità”. Convegno con la partecipazione di Roberto Parmeggiani
  • ore 15: Ri-scrittura Easy to Read di La circonferenza delle arance di Gabriella Genisi, con Nicola Rabbi.Replica venerdì 23 giugno alle 15
  • ore 18: “La porta è aperta. L’accessibilità di musei e biblioteche”. Presentazione animata dei libri di accaParlante Il museo per tutti e Un posto anche per me con Fabio Fornasari, Massimo Gerardo Carrese, Annalisa Brunelli e Giovanna Di Pasquale

Venerdì 23 giugno

  • ore 10: “L’accessibilità culturale dei mass media italiani: i nostri lettori capiscono quello che scriviamo?”. Laboratorio con Nicola Rabbi (riservato a Ordine dei Giornalisti)
  • ore 16: “Le storie sono per tutti? Come rendere più accessibili le letture ad alta voce”. Laboratorio con Belén Sotelo

Sabato 24 giugno

  • ore 9.30: “L’accessibilità alla prova dei lettori”. Convegno con la partecipazione in collegamento di Laboratorio Librarsi e Luca Cenci
  • ore 20.30: “La lezione degli alberi e altre storie”. Letture accessibili in simboli e LIS con musica dal vivo di Storie per Tutti

Tutti gli appuntamenti di “Lettori alla Pari” sono gratuiti con prenotazione obbligatoria. Informazioni, programma completo e prenotazioni sulla pagina dedicata del sito la meridiana

C’era una volta una goccia: il programma di giugno di Storie per Tutti

“Ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe”. Con questo spirito le “Storie per Tutti” affrontano a giugno gli obiettivi di sviluppo sostenibile n. 6 “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari”, per garantire a tutti la disponibilità dell’acqua, e n. 14 “Vita sott’acqua”, per conservare in modo durevole gli oceani e le risorse marine.
Nella letteratura per l’infanzia è forte il fascino che l’acqua, il mare e le sue creature esercitano sui bambini, e i libri possono divulgarne la conservazione.

Ultimo appuntamento stagionale online:

  • sabato 17 giugno, ore 11: “C’era una volta una goccia”, presentazione della video-lettura accessibile tratta dall’albo di James Carter e Nomoco, per bambine/i da 3 a 10 anni.

Dal 22 al 24 giugno le Storie per Tutti saranno ospiti in Puglia alla seconda edizione della fiera “Lettori alla Pari”, organizzata da edizioni la meridiana e dedicata all’accessibilità alla lettura e alla cultura:

  • venerdì 23 giugno, il laboratorio “Le storie sono per tutti? Come rendere più accessibili le letture ad alta voce”.
  • sabato 24 giugno“La lezione degli alberi e altre storie” con tante narrazioni accessibili ad alta voce!

Per informazioni e dettagli: 
www.storiepertutti.it
www.facebook.com/Storiepertuttiwww.instagram.com/storiepertutt
Info: storiextutti@gmail.com

“Storie per Tutti” è un progetto dell’Associazione Centro Documentazione Handicap, nell’ambito del progetto “Libri per Tutti – Tutti per i Libri”, realizzato con il finanziamento del Centro per il libro e la lettura per il bando “Lettura per tutti 2020”.

A Salaborsa Lab la presentazione de “L’albero del riccio” di Antonio Gramsci riscritto in CAA

Martedì 13 giugno, alle ore 17.30, presso lo spazio di Salaborsa Lab, in vicolo Bolognetti 2, a Bologna, si terrà la presentazione de L’albero del riccio di Antonio Gramsci in una speciale edizione riscritta con i simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa).

Il libro (Edizioni la meridiana, 2023) raccoglie le lettere scritte da Gramsci ai suoi figli e a sua moglie dal carcere in cui era stato rinchiuso dal regime fascista. Si tratta di storie fantastiche e avventurose di animali, tramandate nella tradizione orale e popolare, spesso ispirate da fatti realmente accaduti, con le quali Gramsci valicava, anche solo metaforicamente, i muri della prigione per raggiungere i suoi cari. Un modo per stare vicino ai suoi figli, nella consapevolezza di non poterli vedere crescere.

Le storie sono state tradotte in simboli CAA dal gruppo di lavoro Librarsi della Cooperativa Accaparlante di Bologna. Il testo è parte della collana Parimenti. Proprio perché cresco, che raccoglie INBook e libri in simboli dedicati a lettori e lettrici con disabilità linguistiche o cognitive.

Alla presentazione interverranno: 

Magda Indiveri, autrice di un saggio su Gramsci e la fiaba

Luca Cenci e Tatiana Vitali del Laboratorio Librarsi, cooperativa Accaparlante.

Modera Nicola Rabbi, giornalista del Centro Documentazione Handicap.

La discussione sarà intervallata dalla lettura di alcune pagine tratte dal testo.

L’evento è realizzato in collaborazione con l’Istituto Gramsci di Bologna.

“A basso volume”: il nuovo libro di accaParlante sulla tecnologia accessibile alle persone sorde e ipoacusiche dalla pandemia in poi

La comunicazione per le persone con difficoltà uditive, tra nuove tecnologie ed esigenze individuali, è il tema del settimo volume della collana “I libri di accaParlante”, pubblicata da edizioni la meridiana in collaborazione con il Centro Documentazione Handicap di Bologna e dedicata all’accessibilità.

In A basso volume. La tecnologia accessibile alle persone sorde e ipoacusiche dalla pandemia in poi, l’urbanista Martina Gerosa, la psicologa Isabella Ippoliti, il ricercatore Andrea Mangiatordi e il giornalista Nicola Rabbi partono dalle barriere che si sono aggiunte nella fase pandemica a quelle “consuete” per chi ha una disabilità uditiva, per esplorare le diverse possibilità consentite dalle attuali tecnologie per una comunicazione in presenza e a distanza. Accessibilità e inclusione devono però tener conto dell’aspetto umano, emotivo e comunitario, per venire incontro ai bisogni differenti di un “arcipelago della sordità” composto da persone uniche e diverse.

Il libro è disponibile sul sito della casa editrice la meridiana (dove è possibile sfogliarne alcune pagine), nei maggiori store online ed è ordinabile in libreria.

Nella stessa collana:
– A Capo Nord bisogna andare due volte. Storia di un viaggio accessibile tra limiti e risorse
– A scuola è il respiro del mondo. La lezione accessibile per valorizzare tutti gli allievi
– Scrivere facile non è difficile. L’efficacia della scrittura Easy To Read
– Press Play on Sport. Esperienze di accessibilità sportiva per persone con disabilità
Il museo per tutti. Buone pratiche di accessibilità
Un posto anche per me. Biblioteche e accessibilità

 

Educazione, scuola di qualità e lavoro dignitoso: le Storie per tutti di maggio

Le “Storie per tutti” proseguono la loro rassegna e si impegnano nel mese di maggio ad approfondire l’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 4 dell’Agenda 2030, quello sulla “Istruzione di qualità”,  e n. 8 su “Lavoro dignitoso”.

Un’istruzione di qualità è la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile. Assicurarsi che entro il 2030 tutti i ragazzi e le ragazze completino un’istruzione primaria e secondaria libera, equa e di qualità, che porti a rilevanti ed efficaci risultati d’apprendimento, è l’incipit dell’obiettivo n. 4 dedicato all’istruzione. Allo stesso tempo, la scuola, così come la letteratura, devono offrire ai bambini e alle bambine la possibilità di aprirsi a riflessioni sul lavoro e di osservare la molteplicità dei mestieri, non solo per far comprendere il mondo degli adulti e le problematiche del lavoro, ma anche per prefigurare possibili aspirazioni e desideri delle giovani generazioni.

Si comincia sabato 6 maggio alle ore 10.30, con un appuntamento in presenza presso la Biblioteca Luigi Spina, via Casini 5, Bologna. Le letture ad alta voce per bambini saranno accompagnate dalla LIS e dalla musica dal vivo. L’ingresso è gratuito e senza prenotazione.

Questi invece i prossimi appuntamenti online:

  • lunedì 17 maggio, ore 17-19: “Universal Design for Learning, dalla teoria alla pratica: progettare e ri-progettare l’inclusione”, formazione online con Andrea Mangiatordi.
    Il seminario si propone di approfondire l’uso delle tecnologie digitali e le loro molteplici possibilità di interazione con i contenuti didattici. Un elemento interessante per tutti, non soltanto per chi ha una difficoltà. Un ambiente di apprendimento che tenga in considerazione la diversità, fin dalla sua progettazione, può fare la differenza in ottica di inclusione.
    Il corso – gratuito e su piattaforma Zoom – è rivolto a genitori, professionisti dell’educazione e a tutti gli interessati.
    Necessaria iscrizione all’indirizzo storiextutti@gmail.com
  • domenica 20 maggio, alle ore 11, “Giocare: piacere e diritto“: intervista a Elisa Rossoni e Carlo Riva, autori di La Ludotecnica Inclusiva. Giocare con i bambini con disabilità come metodologia educativa (FrancoAngeli, 2022).
  • sabato 27 maggio, alle ore 11“Cosa faremo da grandi? Prontuario di mestieri per bambine e bambini”, presentazione della video-lettura accessibile, in simboli CAA e LIS, tratta dall’omonimo albo illustrato di Irene Biemmi (Settenove, 2018), per bambine/i da 3 a 10 anni.

Per informazioni e dettagli: 
www.storiepertutti.it
www.facebook.com/Storiepertutti
www.instagram.com/storiepertutt
Info: storiextutti@gmail.com

“Storie per Tutti” è un progetto dell’Associazione Centro Documentazione Handicap, nell’ambito del progetto “Libri per Tutti – Tutti per i Libri”, realizzato con il finanziamento del Centro per il libro e la lettura per il bando “Lettura per tutti 2020”.

Al CDH la mostra Ibby con 40 libri da tutto il mondo sui temi della disabilità e della diversità 

Il Centro Documentazione Handicap torna ad ospitare la Mostra biennale “Outstanding books for young people with disabilities“, curata da Ibby International e Ibby Italia.

Fino al 9 giugno, presso i locali del CDH, in via Pirandello 24 a Bologna, si potrà visionare la selezione 2023 che raccoglie alcuni tra i migliori libri al mondo sulla disabilità e per la disabilità. In totale, questa volta, 40 libri, in 15 differenti lingue, selezionati fra le eccellenze provenienti da 22 paesi diversi. 

Una mostra che non pretende di fornire un panorama completo dei libri esistenti, ma tiene conto di molte categorie di libri diversi, dai libri prodotti appositamente in collane dedicate ai bisogni speciali dei ragazzi disabili, illustrati con simboli della CAA o con il  linguaggio dei segni, libri con figure in rilievo o libri con inserti tessili che stimolano la conoscenza tattile, fino ai libri che ritraggono giovani con disabilità, che focalizzano l’attenzione sulle disabilità dei propri personaggi e sulle differenze che questo comporta nelle loro vite, ma che sottolineano anche i punti comuni tra loro e il resto del mondo. 

Cronache di un bambino anatra di Sonia Antinori (Edizioni Primavera, 2020) è l’unico libro italiano della mostra e racconta di Dario, un ragazzino di undici anni dislessico non diagnosticato, alle prese con il rapporto con la madre, sostegno presente e instancabile dentro e fuori dalla scuola. I ruoli si rovesceranno con il passare degli anni e sarà proprio Dario ad occuparsi della madre al momento del bisogno, forte dell’esperienza condivisa e delle autonomie grazie a lei raggiunte.

La mostra è aperta al pubblico nei seguenti orari:
lunedì 15-18
mercoledì e venerdì 9.30-13 

Per chi desiderasse visionare la mostra in altri orari o con gruppi, è possibile concordare una visita personalizzata. 

 

Per ulteriori informazioni:
annalisa@accaparlante.it